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mercoledì, 25 ottobre 2006

Nella vecchia fattoria

Qualche sera fa, sono stata a trovare una mia cara amica (coetanea) di vecchia data e la sua piccola bimba di 8 mesi, che oramai inizia a gattonare.
Mentre curiosavo nella cesta dei giochi ho notato dei piccoli libricini gommosi, soffici e antibava per bambini piccoli.
Così, per gioco e anche un po’ soprappensiero, mi sono messa a sfogliarli.
 
In realtà sono solo delle illustrazioni accompagnate da un breve testo per iniziare il bambino all’alfabeto. Erano pure in inglese e in francese! Avanti la piccola! Ho pensato!
La mia amica ha precisato subito: “Li teniamo lì per le figure. Glieli hanno regalati dei nostri amici francesi.”

Uno riguardava la famiglia: c’erano la mamma, il papà....La mère, le père...
E l’altro la fattoria, con i rispettivi versi degli animali!
“The cock...cockeldodeldoo” seguito dal disegno di un bel galletto con le piume tutte colorate.
“Ah! il Gallo! Chicchirichì!!! “
Così, io e la mia amica, come due deficienti, ci siamo messe a tradurre i versi in italiano
“The Dog...Woof Woof!” e noi “Il cane, bau!”
“The Cat...meow”. “Il gatto, miao!...sì bhè dai...è quasi uguale”.
 
E via dicendo, tutte contente, giocavamo col libretto mentre la piccola bambina si faceva i cavoli suoi trotterellando per il pavimento.
In penultima pagina c’era un bel maialetto rosa tutto tondeggiante che esclamava felice: “Oink-Oink!”
A quel punto siamo rimaste basite. Ci siamo guardate serie, con le facce stupite.
Ma il verso del maiale come si scrive in italiano?
 
Abbiamo cenato assieme, tormentate dal dubbio del maialino.
 
Possibile che nella nostra infanzia (e oltre), nessuno abbia mai citato il verso dei maialini nei libri, che nessuno abbia mai “inventato” un verso per questa povera bestiola così familiare e comune?
Perché questa discriminazione?
Perciò propongo: aiutiamo il maiale e troviamogli un verso.

Briciole da: cinciarella alle 12:27 | link | commenti (7) |
libri, languages



mercoledì, 11 ottobre 2006

Un angolo di Giappone nel borgo medievale

Maschera NohA Vigoleno, borgo medievale fortificato del 1100 a cavallo tra Parma e Piacenza, è stata allestita una mostra di arte giapponese molto particolare.
Teli di lino e cotone colorati in indako naturale, con rappresentazioni naturalistiche e geometriche e maschere noh in legno intagliato a mano e dipinte con polveri di marmo.
 
I teli lavorati con la tecnica della tintura annodata sono già di per loro un’opera d’arte. Per quelli di grandi dimensioni sono necessitati addirittura 10 anni di lavoro (non continuo ovviamente) con risultati davvero delicati e di grande effetto. Sfumature, ombre e luci ricreate con l’utilizzo di un solo pigmento: l’indaco.
 
Quello che più ha catturato la mia attenzione, sono state le maschere.
Ognuna di esse rappresenta un personaggio delle leggende e delle tradizioni giapponesi : uomini, donne, giovani, anziani, pescatori, demoni e divinità e vengono indossate per le rappresentazioni di teatro Noh in Giappone.
 
E anche a seconda di come vengono indossate, rappresentano stati d’animo ed espressioni differenti. L’abilità dell’artista in questo caso non è solo incanalare la caratterizzazione del personaggio all’interno della maschera, ma riuscire a donarle numerose espressività; gioia e tristezza possono essere raffigurate con la stessa maschera a seconda dell’angolazione del capo, della gestualità dell’attore e dell’incidenza delle luci/ombre durante l’esibizione.
 
Sono rimasta molto incuriosita dai volti di questi personaggi di cui purtroppo non ho potuto apprendere “nient’altro” che la personalità. Mi piacerebbe conoscerne anche i contesti e le leggende che li ospitano.
 
In internet ahimè c’è ben poco materiale al riguardo, probabilmente è una cultura molto distante dalla nostra sia geograficamente che cronologicamente parlando.
Ma qualcosa ho trovato: una breve leggenda dalle poetiche descrizioni naturalistiche che è anche uno dei Noh maggiormente rappresentati in Giappone, che ripropongo con la mia traduzione personale (dall'inglese):
 
Il mantello di piume (HAGOROMO)
Era primavera e tra i pini in riva al mare si udiva il cinguettio degli uccelli. Il mare azzurro danzava e brillava nella luce del sole. Un pescatore sedeva e ammirava la scena. All’improvviso vide, appoggiato su un albero, uno splendido mantello di piume bianche.
Il pescatore, affascinato dalla bellezza del mantello e trovandolo incustodito, se ne impossessò pensando di collocarlo fra i tesori del Giappone.
Nello stesso istante una delle fanciulle angeliche che danzano nel Palazzo della Luna uscì dal mare, dove si era immersa per contemplare la natura meravigliosa e chiese al pescatore di ridarle il mantello, senza il quale non sarebbe mai più riuscita a tornare nella sua casa celeste.
 
Ma il pescatore che era duro di cuore insisteva per tenerlo. “Più insisti a riaverlo, più io sono deciso a tenerlo”.
 
La fanciulla lo supplicò:
‘Tu fai di me uno sventurato uccello le cui ali sono rotte, ma cerca in vano di raggiungere il blu del paradiso’
 
Dopo queste parole, il cuore del pescatore si intenerì un poco e le disse “Ti ridarò il mantello di piume se danzerai, qui di fronte a me”.
La fanciulla rispose “Danzerò allora la danza che fa girare il palazzo della luna, cosicchè anche il più povero degli uomini possa capirne i misteri”. Ma non posso danzare senza le mie piume”.
“No!” Disse il pescatore sospettoso “Se ti ridò il mantello, tu volerai via senza danzare per me”.
Questo fece arrabbiare molto la fanciulla.
“Le promesse degli uomini possono essere rotte, ma tra le anime celesti non vi è falsità”.
 
Il pescatore si vergognò e porse il purissimo mantello di piume bianche alla fanciulla che lo indossò e suonando uno strumento iniziò a danzare e a cantare di molte cose insolite e bellissime riguardanti la sua casa lontana.
Cantò del grandioso Palazzo della Luna dai muri di giada dove regnano trenta sovrani: quindici vestiti in mantelli bianchi regnano durante la luna crescente e gli altri quindici, vestiti in mantelli neri quando la luna è calante. 
E cantò, ballò, suonò, benedì il Giappone affinché l’umanità potesse accrescere la sua bontà.
Ma il pescatore non poté gustare a lungo l’esibizione della Signora della Luna, in quanto molto presto i piedi delicati di lei smisero di toccare la sabbia.

Volò in cielo cantando e danzando, mentre il suo mantello di piume splendeva e si rifletteva sul mare e sui pini. Passò le sommità delle montagne fino a che la sua canzone non fu solo un sussurro, fino a che non raggiunse il Palazzo della Luna.

Briciole da: cinciarella alle 14:46 | link | commenti (4) |
arte, giringiro